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Repubblica degli Stagisti (www.repubblicadeglistagisti.it)
Per rientrare c’è sempre tempo, non per partire”: la storia europea di Danilo Samà, economista antitrust, con un traineeship presso la Commissione Europea

Classe 1984, cresciuto nella zona dei Castelli Romani, con un poster de Il Principe Giuseppe Giannini in camera. Conseguita la maturità scientifica, giunge il fatidico momento del proverbio dei giorni nostri “anche l’impiegato vuole il figlio dottore”. La scelta ricade sull’Università LUISS “Guido Carli” di Roma, un’opportunità prestigiosa per il futuro ed unico laureato della famiglia. Mentre combatto ogni giorno contro TreniItalia per rientrare a casa, tra un vagone e l’altro cerco di comprendere se quella della facoltà di economia fosse stata la scelta giusta (anche perché, diciamoci la verità, a diciottanni non è facile capire quale percorso intraprendere, a maggior ragione se prevede un investimento finanziario considerevole a carico dei propri genitori). Fino a quando, durante la laurea triennale, non rimango folgorato dalle lezioni di economia politica del Prof. Carlo Scognamiglio sul pensiero liberale e sulla politica della concorrenza. Per la laurea magistrale, invece, ho avuto la fortuna di ritrovarmi in casa uno dei pochi corsi di specializzazione italiani in concorrenza e regolamentazione diretto da un luminare della materia quale il Prof. Roberto Pardolesi, durante il quale svolgo un periodo di scambio di sei mesi presso l’Aarhus School of Business and Social Sciences in Danimarca nel 2008 (l’inglese, è inutile ribadirlo, si impara soltanto andando all’estero). Alle due lauree discusse rispettivamente nel 2006 e nel 2009, entrambi con lode, fanno seguito una collaborazione professionale di un anno tra il 2009 ed il 2010 come consulente economico presso il dipartimento antitrust di Pavia & Ansaldo, studio legale italiano di caratura internazionale (per la quale percepisco un salario netto di circa 1.000€), l’iscrizione ad un dottorato di ricerca in analisi economica del diritto della concorrenza sempre presso l’Università LUISS, nell’ambito del quale frequento un master itinerante con borsa di studio dell’Unione Europea presso le Università di Rotterdam nei Paesi Bassi, di Gand in Belgio e di Amburgo in Germania tra il 2010 ed il 2011. Nel corso del dottorato di ricerca, tuttavia, avverto l’esigenza di ritornare estemporaneamente sul campo professionale per meglio comprendere su quali problemi e tematiche concentrare l’attività di ricerca. Un’esperienza presso la Commissione Europea non poteva che essere occasione migliore.

La Commissione Europea offre la possibilità di svolgere un traineeship presso una delle diverse Direzioni Generali situate a Bruxelles (sebbene in realtà vi sia altresì la possibilità di effettuare periodi di formazione presso il Parlamento Europeo, così come presso altre agenzie ed istituzioni europee, non necessariamente con base Bruxelles). Se consideriamo la Commissione Europea come il governo dell’Unione Europea, allora le Direzioni Generali possono esserne reputati i ministeri. Il praticantato, dalla durata di cinque mesi, può essere svolto in una sessione invernale (da ottobre a febbraio) oppure in una sessione estiva (da marzo a luglio). Il processo di selezione avviene secondo le seguenti fasi. Nella prima fase è necessario fare domanda ed inviare il proprio curriculum vitae seguendo le istruzioni presenti sul sito internet www.ec.europa.eu/stages. Nella seconda fase, gli uffici del personale procedono con una scrematura dei candidati su base curriculare. Se preselezionato, il candidato entrerà a far parte della lista cd. blue-book. I funzionari della Commissione Europea avranno allora modo di visionare i profili dei candidati preselezionati, e nel caso interessati, contatterranno il candidato per un colloquio telefonico. In realtà, la prassi vuole che i candidati, una volta ricevuta la comunicazione d’ammissone alla lista blue-book, si adoperino all’istante contattando tutti gli uffici in cui vorrebbero svolgere il proprio praticantato, facendo presente di esser stati preselezionati e manifestando la volontà di lavorare presso l’ufficio di turno. Da notare come i tempi che intercorrono dalla comunicazione dell’inserimento nella lista blue-book alle interviste telefoniche siano pressocchè rapidissimi, ragion per cui conviene prepare pro tempore, ovvero ancor prima della pubblicazione della lista blue-book, le e-mail da inviare ai funzionari, stilando un elenco di tutti gli uffici a cui si è interessati. Ai miei tempi, al momento dell’application, era prevista la possibilità di esprimere tre preferenze per la Direzione Generale per cui si faceva domanda di praticantato. Allo stato attuale, a quanto mi risulta, viene invece richiesto di esprimere una preferenza rispetto ad una lista di tipologie di lavoro. Pertanto, non è possibile più esprimere la preferenza verso una particolare Direzione Generale, motivo per cui suggerirerei di far capire nella domanda stessa per quale Direzione Generale si è in possesso di competenze adeguate. In generale, la selezione è piuttosto serrata. Le statistiche relative al praticantato da me svolto parlano abbastanza chiaro: 639 trainees su un totale di 10.424 domande (i.e. 6%), 72 trainees italiani su un totale di 2.982 domande (i.e. 2%). La comunità italiana è una delle più consistenti, sia per via della ripartizione dei posti di lavoro nelle istituzioni europee tra i paesi membri su base proporzionale, sia per i motivi che purtroppo noi tutti conosciamo. Il livello di formazione dei trainees è particolarmente elevato, contraddistinta da un’educazione accademica in università prestigiose e da esperienze professionali in ambito internazionale. Lo stipendio mensile, esentasse e netto, è di circa 1.000€, somma più che sufficiente per vivere in una capitale europea come Bruxelles.

In particolare, il praticantato da me svolto è avvenuto tra il 2011 ed il 2012 nella Direzione Generale per la Concorrenza, ovvero l’autorità antitrust europea, nel campo degli aiuti stato. Personalmente, il rapporto con i colleghi di lavoro è stato eccellente. Mostrato fin da subito il mio interesse a lavorare su casi in cui vi fosse esigenza di complesse analisi economiche, son stato chiamato in causa ogniqualvolta ve ne fosse la possibilità. Particolarmente formativa, inoltre, è stata l’opportunità di poter lavorare ed essere quotidiamente in contatto con i membri dello Chief Economist Team. Proprio alla luce di continue conversazioni avute con economisti antitrust dalle esperienze significative sia in campo accademico che professionale, è maturata in me la scelta di concentrare l’attività di ricerca verso tecniche econometriche e quantitative attraverso un visiting period di un anno presso la Toulouse School of Economics in Francia, che ho intrapreso subito dopo aver concluso il praticantato presso DG COMP. Concluso il dottorato di ricerca, attualmente sto svolgendo una serie di colloqui tra Bruxelles, Londra e Parigi per posizioni di competition economist presso autorità antitrust, centri di ricerca e società di consulenza economica specializzate in politica della concorrenza.

In generale, dunque, mi sento di consigliare l’esperienza del traineeship presso una qualsiasi istituzione europea, a condizione però che si abbia un interesse specifico verso una materia che si vuole approfondire per motivi di ricerca (perché si ha così modo di toccare con mano temi che in università rimangono sovente astratti) o per scopi professionali (perché i datori di lavoro attivi in contesti internazionali la considerano spesso come un prerequisito). Quanto invece all’idea di intraprendere un dottorato di ricerca, a mio modo di vedere, il discorso è più complesso. A meno che non si desideri rimanere in accademia (ove oramai è un requesito imprescindibile), investire ulteriori tre o più anni di studio è una scelta che va valutata attentamente. Non tutti i tipi di lavoro richiedono una formazione teorica avanzata, spesso è preferibile anticipare l’esperienza pratica sul campo. Pertanto, la domanda che andrebbe rivolta a sé stessi è “per quello che vorrei fare nella vita, è richiesto un dottorato di ricerca?”. In Italia, inoltre, un dottorato di ricerca non viene valorizzato come all’estero, dove al contrario viene considerato come un lavoro a tutti gli effetti, a conclusione del quale è possibile già ricevere offerte di lavoro a tempo indeterminato. Quanto invece alle modalità, è innegabile che più si trascorrono periodi all’estero, più se ne traggono benefici nel lungo termine. In altri termini e lontano da qualsiasi esterofilia, mi ritrovo spesso a dire che per rientrare c’è sempre tempo, non per partire.

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